

Sono partita la prima volta per l’Africa quando avevo “solo” 23 anni. Se ci ripenso adesso, ormai quarantenne, mi sembra davvero di essere stata una bambina, allora. E chissà cosa avranno pensato i rwandesi con cui parlavo e lavoravo. Allora è stata solo un’esperienza breve, un mese a fianco della gente che frequentava la missione di Gatenga. E’ stata per me un’esperienza forte, molto arricchente tanto che dopo due anni partivo nuovamente per il Cameroun per restare due anni in un progetto socio-sanitario.
Anche quella è stata un’esperienza ugualmente forte ed arricchente e il ritorno in Italia è stato molto più duro della prima volta. Malgrado avessi vicino la famiglia e tutta la comunità degli amici e dei giovani della parrocchia da cui provenivo, non mi sentivo “a casa mia”. Mi sembrava di vivere sospesa tra due mondi, uno era quello di Bologna, con le sue sicurezze, molto tranquillo e familiare ma anche così provinciale; l’altro mondo era quello che avevo appena lasciato, erano i volti degli amici che avevo lasciato in Cameroun. Era un mondo molto difficile e violento, ma anche molto vivace, pieno di esplosioni di entusiasmo e capace di stupirmi e commuovermi davanti a piccoli gesti di amicizia e generosità. |
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E’ in quel periodo che credo di avere maturato la mia scelta. Quella scelta che fa sì che oggi ancora lavori come volontaria, a distanza di 20 anni dalla mia prima esperienza africana. |
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Non sono più ripartita per lavorare per lungo tempo in un progetto, ho un lavoro, una famiglia e dei figli. Ma non è per loro che ho rinunciato a partire, è per la consapevolezza della necessità di lavorare qui, nel Nord del mondo, perché è qui che si generano i meccanismi che producono il sotto sviluppo nel Sud del Mondo |
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Credo che nel mondo del volontariato internazionale ci sia bisogno di questa complementarietà, di chi lavora a fianco dei poveri nei progetti e di chi qui si occupa di far sì che altre persone possano conoscere la ricchezza dell’esperienza della Cooperazione Internazionale e affinché cambi la mentalità e lo stile della vita che qui conduciamo.
Anzi, questo impegno qui in Italia si è approfondito perché ho contratto un obbligo nei confronti delle persone che ho conosciuto. Non posso dimenticarmi di loro e far finta che l’esperienza che ho vissuto sia stata solo una parentesi della mia vita. |
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Questo mi ha portato a fare delle scelte di campo. Ho voluto continuare ad occuparmi delle problemi del Sud del mondo e sono stata fortunata a incontrare una ONG che mi ha dato la possibilità di continuare questo impegno lavorando qui a Bologna.
Sto cercando di vivere nella quotidianità della mia famiglia delle scelte di vita sobria e di insegnare ai miei figli l’attenzione e la cura nei confronti dei più deboli, sia di quelli vicini geograficamente che di quelli lontani.
E’ chiaro che in questo sono aiutata dal fatto che spesso io o il mio compagno andiamo a visitare dei progetti in giro per il mondo. Ma il mio pensiero è stato quello di coinvolgerli fin da piccolini. Così, quando avevano due e quattro anni, li ho portati con me per far conoscere loro gli amici che avevo lasciato in Cameroun.
Questa visita è stata molto emozionante, dal mio punto di vista, ed ora, a distanza di 5 anni, ancora manteniamo la corrispondenza con i nostri amici del sud del Cameroun. Abbiamo coinvolto la scuola che frequentano i miei bambini ed il Centro Missionario che ha sede nel nostro paese per far conoscere la realtà dell’infanzia in quella parte dell’Africa.
I bambini l’anno scorso si sono impegnati a produrre, sotto la nostra supervisione, dei piccoli oggetti di artigianato, che poi hanno venduto nei mercatini natalizi per inviare il ricavato ai loro amici camerunesi e permettere che alcuni di loro potessero continuare ad andare a scuola. E’ una piccola cosa, ma l’importante è che il seme della solidarietà sia entrato nel loro cuore. |
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Il mio pensiero però non è solo indirizzato a dare un sostegno agli amici lontani, c’è anche la preoccupazione di sensibilizzare la comunità locale. Così ho iniziato a collaborare con un gruppetto di persone per dar vita al primo negozio, nel nostro paese, di commercio equo e solidale. A settembre dell’anno scorso c’è stata l’inaugurazione ufficiale ed è stata una grande festa con un notevole afflusso di persone.
Il ruolo della bottega, all’interno del paese, non è solo quello di vendere i prodotti e di diffondere i principi del commercio equo e solidale. La nostra idea è quella di far diventare la bottega il motore di una serie di iniziative di sensibilizzazione e di educazione sul territorio. Questo inverno siamo stati invitati a parlare in varie scuole del Comune, soprattutto quelle medie e le superiori. Questa primavera ed estate ci stiamo impegnando per avere il nostro piccolo stand nelle varie manifestazioni nel nostro paese e in quelli limitrofi, fiere e feste soprattutto.
Si è cercato anche di creare delle relazioni e collaborazioni non solo con altre botteghe a noi vicine, ma anche con le realtà di volontariato presenti nel nostro territorio. Tutto questo, credetemi, con grande fatica in quanto siamo tutti noi della bottega dei volontari . |